a padre Giuseppe Ungaro il Sigillo della Città di Padova

20180626 ungaroA padre Giuseppe Ungaro ofmconv è stato consegnato il Sigillo della Città di Padova
 

Martedì 26 giugno 2018, alle ore 11.30, presso la Sala dello Studio Teologico (Chiostro della Magnolia) della Basilica del Santo, a Padova, il sindaco della città Sergio Giordani ha consegnato il Sigillo della Città a padre Giuseppe Ungaro, frate francescano conventuale della Comunità del Santo, novantanovenne, in servizio pastorale a Padova dal 1970.
 
I frati della Comunità del Santo sono grati per il riconoscimento conferito all'anziano e saggio confratello che molte energie ha dato per tanti bisognosi della città.
 
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Consegnato dal sindaco Sergio Giordani a padre Giuseppe Ungaro, decano del Santo, il Sigillo della Città di Padova

La cerimonia questa mattina in Sala dello Studio Teologico al Santo. Il riconoscimento cittadino per l’attività sociale del francescano 99enne

Questa mattina, nella Sala dello Studio teologico della Basilica di Sant'Antonio, padre Giuseppe Ungaro, 99enne francescano del Convento del Santo molto amato dai padovani, ha ricevuto dalle mani del sindaco Sergio Giordani il “Sigillo della Città”. Un riconoscimento che l’Amministrazione comunale ha voluto conferirgli per il suo impegno sociale a favore dei poveri e dei sofferenti delle nostre periferie. Nel 1972 padre Ungaro ha fondato a Padova l’Armadio del povero, una struttura di sostegno concreto attraverso la quale sono state aiutate in questi anni migliaia di famiglie italiane e straniere.

Nell’introdurre la cerimonia, padre Oliviero Svanera, rettore della Basilica del Santo, ha espresso la gioia per questo riconoscimento al confratello da parte di tutti i frati del Santo, dove padre Ungaro è di famiglia dal 1970: «La sua figura, con questa lunga barba bianca da antico patriarca, e la sua storia colpiscono sempre. Lui incarna l’insegnamento di sant’Antonio, ovvero quel “Vangelo e carità” che è diventato lo slogan del suo agire. Il suo zelo è un esempio per tutti, ha dedicato la sua vita all’annuncio della Parola. E ancora oggi, alle 4.30 del mattino è in basilica a pregare e ogni sera esce per predicare. Lo ringraziamo per questa grande testimonianza di fede».

Il sindaco di Padova Sergio Giordani, consegnando il “Sigillo della Città” a padre Ungaro, ha posto l’accento sull’insegnamento che il frate dà con il suo impegno per le persone più fragili: «Quando l’ho conosciuta sono rimasto affascinato. In questo periodo dove siamo tutti in difficoltà dal punto di vista umano, lei ci ricorda che ognuno di noi può essere missionario nella sua terra, che per fare del bene non occorre andare in capo al mondo e che qui attorno a noi sono tante le persone che hanno bisogno del nostro aiuto. Ci dice che il bene si può fare con discrezione e umiltà, non perché la povertà debba essere nascosta come qualcosa di non decoroso, ma perché prima di tutto viene la dignità di chi vive sulla propria pelle questa condizione» (in allegato il testo integrale del discorso del Sindaco).

Dignità delle persone che “fra Giuseppe” ha sempre messo al centro della sua azione. Nel ringraziare il primo cittadino e l’intera città per questo riconoscimento, il francescano ha ricordato: «Sono in una situazione di pace. Primo perché lavoro sempre con sant’Antonio vicino, proprio con lui. Secondo perché la mia comunità al Santo mi sostiene in ogni momento. Terzo perché la mia associazione è aiutata da molte persone: i volontari che si impegnano dalla mattina alla sera per aiutare i bisognosi, l’Amministrazione che ci ospita in una sede comunale e la Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo che ci sostiene. Sono una persona molto molto felice».

Oltre a padre Ungaro, altri frati del Santo sono stati insigniti del “Sigillo della Città” di Padova: l’86enne padre Luigi Francesco Ruffato, per meriti culturali, tutt’ora in attività, e padre Virgilio Gamboso (1929-2011), uno dei massimi studiosi antoniani.

Dalla parte dei poveri, con un cuore missionario, padre Ungaro ha conosciuto nella sua lunga vita ben tre santi francescani (Massimiliano Kolbe, Leopoldo Mandic´ e Pio da Pietrelcina) e quattro papi (Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo I e Giovanni Paolo II).
Vive da 48 nella comunità della Basilica del Santo. Vi era già stato come novizio negli anni 1936-37. Nato a Padova nel 1919 e battezzato nel santuario antoniano dell’Arcella, a soli 12 anni, nel 1931, entra nel seminario dei francescani conventuali di Camposampiero. Seguono gli studi classici e quelli teologici (cum laude) fino a giungere, nel 1944, già professo solenne, all’ordinazione sacerdotale. Pri-ma di risiedere a Padova ha organizzato, per ben 32 anni, le missioni popolari promosse dai france-scani conventuali. È stato parroco per ventisei anni: prima a Sabaudia (dove fu tra i promotori della bonifica di quel territorio) e Borgo Vodice (Roma) e poi ai Frari (Venezia).
Tutt’ora attivo nella comunità del Santo, oltre a occuparsi dell’Armadio del povero è anche assistente spirituale in carcere, e quotidianamente incontra famiglie in difficoltà e persone uscite di prigione. «Perché – come ha raccontato recentemente sulle colonne del mensile “Messaggero di sant’Antonio” – ogni uomo e donna ha la propria dignità. E va difesa. E in tutti vi è la presenza di Gesù».

(Ufficio stampa MSA - link)



Il frate degli ultimi «I nuovi poveri oggi sono i giovani»
Fonte "Il Mattino di Padova" di Mercoledì 27 Giugno 2018, pagina 18

Padre Ungaro ha conosciuto tre Santi e quattro Papi «La politica? Pensa ai consensi e mai ai diritti dei cittadini»

«Siamo tutti uguali e figli di Dio, ma oggi i nuovi poveri sono i giovani. Sono d'accodo con Papa Francesco quando dice di capire i conviventi, perché purtroppo viviamo in un'epoca difficile e sposarsi ed avere dei figli è diventato quasi un sogno irrealizzabile». Ha 99 anni, ma parla ancora di futuro. Ha conosciuto tre Santi - padre Pio, padre Massimiliano Kolbe, padre Leopoldo Mandic - e quattro Papi (Giovanni XXIII, Giovanni Paolo I, Giovanni Paolo II e Pio XII). Ha fondato nel 1972 a Padova "L'armadio del povero" in via Gradenigo, un centro per la distribuzione di vestiti, per aiutare i più bisognosi. Lui è padre Giuseppe Ungaro, francescano del Santo che ogni anno, da quando l'allora vescovo Bortignon gli affidò questo compito negli anni Settanta, aiuta oltre duemila famiglie all'anno.Ieri, a suggello della sua lunga opera caritatevole, il sindaco Sergio Giordani gli ha consegnato il "Sigillo della Città" per il suo impegno a favore dei poveri e dei sofferenti. «Sono in una situazione di pace - ha spiegato fra Giuseppe - sia perché lavoro sempre con sant'Antonio vicino, e sia perché la mia comunità al Santo mi sostiene in ogni momento. Poi, c'è la mia associazione di volontari che si impegnano dalla mattina alla sera per aiutare i bisognosi».Padre Ungaro vive da 48 anni nella comunità della Basilica del Santo, dov'era già stato come novizio negli anni Trenta. È nato a Padova nel 1919, battezzato nel santuario antoniano dell'Arcella, a soli 12 anni è entrato a far parte dei francescani conventuali di Camposampiero. Dopo gli studi classici e quelli teologici è diventato professore solenne all'ordinazione sacerdotale. Prima di risiedere a Padova ha organizzato, per ben 32 anni, le missioni popolari promosse dai francescani conventuali. È stato parroco per ventisei anni: prima a Sabaudia (dove fu tra i promotori della bonifica) e Borgo Vodice (Roma) e poi ai Frari (Venezia). Alla soglia dei 100 anni è tutt'ora attivo nella comunità del Santo, per cui oltre a occuparsi dell'Armadio del povero è anche assistente spirituale in carcere, e quotidianamente incontra ancora famiglie in difficoltà e persone uscite di prigione. «Ho vissuto diverse epoche e ho visto in faccia i poveri di tutto il mondo, e per questo credo sia giusto aiutare tutti - ha evidenziato l'anziano frate -. Oggi c'è un fenomeno migratorio di cui molti hanno paura, ma aiutare loro non vuol dire non dover aiutare gli italiani. Siamo tutti esseri umani e figli di Dio, anche il più feroce assassino». E poi un rimprovero alla politica: «Una volta c'erano quattro partiti ed era più facile scegliere, mentre oggi non esistono più i partiti e i valori di una volta. Si pensa solo ai consensi e mai ai diritti dei cittadini». «Lui incarna l'insegnamento di sant'Antonio, ovvero quel Vangelo e carità che è diventato lo slogan del suo agire - ha aggiunto padre Oliviero Svanera, rettore della Basilica del Santo -. Il suo zelo è un esempio per tutti, ha dedicato la sua vita all'annuncio della Parola. E ancora oggi, alle 4.30 del mattino, è in Basilica a pregare e ogni sera esce per predicare». «In questo periodo dove siamo tutti in difficoltà dal punto di vista umano, padre Ungaro ci ricorda che ognuno può essere missionario nella sua terra e che il bene si può fare con discrezione e umiltà, non perché la povertà debba essere nascosta come qualcosa di non decoroso, ma perché prima di tutto viene la dignità di chi vive questa condizione» ha concluso il sindaco Giordani.
Luca Preziusi



«Il Sigillo, un onore ai volontari»
Fonte "Il Gazzettino di Padova" di Mercoledì 27 Giugno 2018, pagina 22

Padre Giuseppe Ungaro ha ricevuto l'omaggio della città per il suo impegno

A un mese dalla festa che i confratelli del Santo gli avevano preparato per il suo novantanovesimo compleanno (l'ingresso nel secolo!), padre Giuseppe Ungaro ha ricevuto anche l'omaggio di Padova per l'impegno profuso, ancora oggi, nelle opere di carità, laicamente definite opere sociali. Il sigillo della Città consegnatogli ieri nella sala dello Studio Teologico dal sindaco Sergio Giordani, peraltro, rappresenta, per dirla con le parole dello stesso religioso, «un onore più per i volontari dell'Armadio del povero che per me». Volontari presenti con in testa Antonio Chiofari, uno dei più stretti collaboratori di padre Ungaro, per festeggiare il loro grande animatore attorno al quale si sono stretti anche autorità civili e militari, il prefetto Renato Franceschelli, il consigliere provinciale Vincenzo Gottardo, don Maurizio Anzolin per l'Ordinariato militare di Padova. Padre Ungaro ha fatto ingresso nella sala dello Studio Teologico in carrozzella, sospinto dal nipote Massimiliano, scrittore vicentino, ed è stato circondato da fotografi, operatori televisivi, alle cui domande ha risposto con prontezza, eloquio scorrevole, precisione di dati e circostanze. Padre Oliviero Svanera, che come rettore del Santo faceva gli onori di casa, ha sottolineato come nel confratello si sia confermato un eloquente aspetto: la doppia dimensione antoniana di Vangelo e carità. Instancabilmente, tutte le sere, padre Giuseppe viene accompagnato a predicare, ad evangelizzare, e si tenga presente che ogni mattina alle 4,30 è in chiesa a pregare. Insomma, ha sintetizzato padre Svanera, «Un frate che fa il frate».
UMANITÀ Dal canto suo, il sindaco Giordani si è detto affascinato da questa figura di religioso e ha espresso, consegnandogli il Sigillo della città di Padova, una grande soddisfazione, constatando «che ci sia qualcuno che pensa agli altri (e lui lo fa da una vita), soprattutto in un momento come questo in cui c'è bisogno di umanità». Un onore, dunque, per Padova, riconoscere i grandi meriti di padre Ungaro. Il quale, peraltro, ha sempre operato e continua ad operare con umiltà e grande disponibilità per il prossimo bisognoso. A chi gli ha chiesto, poi, della sua vocazione, ha avvertito che avrebbe voluto fare il missionario, ma due persone (all'insaputa l'una dell'altra e a distanza di tempo) gli dissero che la missione l'avrebbe compiuta in patria: padre Pio da Pietrelcina e papa Pio XII. Una testimonianza personale eloquente l'ha infine portata padre Mario Conte. Nel 1972, quando, impiegato di banca, a livello parrocchiale portava aiuti ai bisognosi, incontrò padre Giuseppe da poco incaricato dal vescovo Bortignon nell'opera Armadio del povero. Collaborò con lui e a lui deve «un grande impulso per la scelta della vita religiosa».
 Giovanni Lugaresi

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