DOCUMENTI - Cause di canonizzazione


 odoricobeato Odorico da Pordenone (1265-1331)
      
Beato Odorico Mattiuzzi da Pordenone, sacerdote O. Min. (1265-1331).
Il culto immemorabile al beato Odorico fu riconosciuto il 2 luglio 1755 da Benedetto XIV, che due anni più tardi concesse all’Ordine la facoltà di celebrare la festa, facoltà poi estesa alle diocesi di Udine e di Concordia-Pordenone.
Nel secolo XX, in seguito all’edizione critica nel 1929 della relazione del viaggio missio­nario di Odorico, si ridestò l’interesse per la ripresa della Causa di canonizzazione del beato. Nel 1982 si svolse un Convegno di studio sulla vita e l’opera del beato Odorico e nel 1994 il Ministro provinciale di Padova, p.Agostino Gardin, avanzava esplicita richiesta per la ripresa della Causa.
Il 15 aprile 1994 il Postulatore p.Ambrogio Sanna ha presentato il “supplex libellus” all’Arcivescovo di Udine, che ha proceduto all’istituzione di una commissione di storici per la raccolta della documentazione che consenta di provare non solo la continuità del culto, ma soprattutto l’eroicità delle virtù esercitate dal beato Odorico.
Si è in attesa che la commissione concluda il suo lavoro, in modo che l’Ordinario utinense possa recepire giudizialmente gli atti e trasmetterli alla Congregazione vaticana per il successivo studio richiesto dalla legislazione del 1983.
  • Visita il sito della rivista "Il Santo" del Centro Studi Antoniani di Padova, della quale un numero è dedicato interamente al beato Odorico e all'ultima ricognizione della reliquia. clicca qui .
  • Clicca qui invece per vedere la pagina EMP che illustra la biografia moderna del beato friulano.
Ufficio stampa della Diocesi di Udine (9/01/2002)
Si apre il processo di canonizzazione del Beato Odorico da Pordenone
La festa del Beato Odorico da Pordenone vede quest'anno l'apertura solenne del processo di canonizzazione del grande missionario friulano in Oriente.
L'Arcivescovo mons. Pietro Brollo, domenica 13 gennaio alle ore 17 nella chiesa udinese della B. V. del Carmine (via Aquileia), ove sono conservate le spoglie mortali dell'evangelizzatore, procederà alla promulgazione del decreto d'introduzione della causa e di costituzione del tribunale, il quale avrà poi il compito di accertare l'esercizio delle virtù e la continuazione fra il popolo della fama di santità del Beato Odorico fino ai nostri giorni. A tale scopo verranno interrogati alcuni testimoni. Trattandosi di una causa codiddetta "storica" (Odorico morì a Udine il 14 gennaio 1331), a deporre saranno soprattutto gli studiosi già incaricati da qualche mese di acquisire, raccogliere e ordinare notizie sul beato, confluite in un dossier di ben 340 pagine, costituente la base sulla quale viene impostata l'indagine diocesana. Completata questa, tutto il materiale passerà al vaglio della Congregazione vaticana delle Cause dei Santi.
Al di là delle forme prescritte dal severo iter processuale resta tutto il valore di un cammino di scoperta e riflessione sul messaggio del Beato Odorico, riapertosi già da qualche anno grazie al lavoro della Commissione culturale e pastorale per la canonizzazione e il culto istituita dall'allora Arcivescovo di Udine, mons. Alfredo Battisti e presieduta dall'Arcivescovo padre Antonio Vitale Bommarco, francescano della famiglia dei Conventuali, l'ordine che postula (come si dice in gergo) questa causa.
Che il Beato Odorico meriti il titolo di santo ne sono convinti tutti coloro che si sono avvicinati, in tempi e modalità diverse, al suo carisma di evangelizzatore coraggioso e di camminatore in luoghi impervi e sconosciuti per "guadagnare anime" alla causa cristiana e instaurare un proficuo dialogo con popoli e culture diverse. Qui sta la peculiarità e modernità della causa, la quale è di evidente interesse oltre l'ambito strettamente religioso e trova incoraggiamenti anche presso la Santa Sede. Si consideri che Odorico da Pordenone ebbe come meta del suo viaggio, descritto nel celebre Itinerarium, la Cina e Pechino, con il cui governo il Vaticano tenta di instaurare relazioni a beneficio della libera professione della fede.
L'avvio del processo non esaurisce il programma predisposto in occasione della festa del Beato Odorico. Essa viene celebrata presso la chiesa udinese della B. V. del Carmine, sempre nella domenica 13 gennaio, anche con una solenne concelebrazione, presieduta alle ore 18 dal Ministro provinciale dei Conventuali padre Luciano Fanin, e con un momento culturale, patrocinato dal Comune di Udine: verrà presentata un'avvincente biografia storica, intitolata "Frate Odorico del Friuli" (così si firma Odorico a conclusione della sua narrazione di viaggio). Ne è autore lo storico don Giancarlo Stival di Pordenone (editrice "Edizioni Messaggero Padova"). L'opera verrà ripresentata a Pordenone, città natale di Odorico, nella domenica seguente 20 gennaio, alle ore 15, presso la chiesa dedicata al beato in viale Libertà.
Da segnalare infine la recente uscita negli Stati Uniti d'America anche dell'edizione in lingua inglese dell'"Itinerarium", a cura del professor Edmondo Lupieri dell'Università del Friuli, con la presentazione di Monsignor Bommarco e l'introduzione del professor Paolo Chiesa, docente presso l'Ateneo friulano.

2013, mese di aprile - aggiornamento del vice-postulatore della causa, p. Tito Magnani - BEATO ODORICO DA PORDENONE, SACERDOTE O. MIN. - Il 13 gennaio 2002 l'Arcivescovo di Udine, mons. Pietro Brollo, ha avviato l'inchiesta diocesana della Causa per la sua canonizzazione. L'inchiesta è richiesta perché la Beatificazione del B, Odorico era stata proclamata con processo equipe della causa per la canonizzazione del nostro Beato (L'inchiesta è richiesta perché la Beatificazione del Beato era stata proclamata con processo equipollente (cioè per il culto attribuito a questo Servo di Dio dalla sua santa Morte 14 gennaio 1331 — fino agli anni 1700).
Le sessioni dell'inchiesta diocesana per I 'escussione dei testimoni sono iniziate il 19 ottobre 2004 e terminate alla fine di novembre dello stesso anno. L'inchiesta è stata chiusa dall'Arcivescovo di Udine, mons. Pietro Brollo, il 13 aprile 2006 nel Palazzo arcivescovile. Tutta la documentazione è stata consegnata il 25 aprile 2006 alla Congregazione che, nel maggio del 2007, ha rilasciato il decreto di validità. Nel frattempo è stato nominato il Relatore della Causa nella persona del P. Cristoforo Bove o.f.m.conv. A sostituire il P. Bove, deceduto improvvisamente, è stato chiamato il P. Vincenzo Criscuolo ofm:cap. Il lavoro di preparazione del summarium è stato portato a termine con la collaborazione del Dott. Uldarico Parente, che ha già consegnate le bozze del sommario al relatore. La preparazione della Positio non sembra tanto vicina, data la mole di lavoro che tiene occupato il Relatore generale che si deve occupare di numerose Cause storiche (tra cui quella della Beata Angela da Foligno cui è molto interessato il Santo Padre).
Promozione del culto - Una Commissione, voluta dall'Arcivescovo Vitale Antonio Bommarco e approvata dall'Arcivescovo di Udine, promuove la continuazione del culto al Beato: il mese di gennaio di ogni anno (il Mese Odoriciano) è tutto dedicato alla devozione del Beato in varie parrocchie di Udine e Pordenone. Il programma Viene discusso e approvato dai componenti la Commissione guidata dal Vicario dell'archidiocesi di Udine con la partecipazione del Vicepostulatore.



biasi padre Girolamo Maria Biasi (1897-1929)

Sacerdote della "Provincia Patavina" dei Frati Minori Conventuali, co-fondatore della "Milizia dell'Immacolata", morto a Camposampiero il 29 giugno 1929.

La causa di canonizzazione di p. Girolamo era stata più volte auspicata dallo stesso san Massimiliano M. Kolbe e già nel decennale della morte (1939) il confratello p. Leonardo Frasson aveva raccolto ricordi e testimonianze scritte. nonché i manoscritti (lettere e quaderni) del Servo di Dio. In data 8 dicembre 1987 i resti mortali di p. Girolamo furono traslati dal cimitero cittadino alla chiesa dei Santuari Antoniani di Camposampiero, accanto alla statua di san Massimiliano.
Nel 1996 p. Faustino Ossanna, compaesano di p. Girolamo, ha pubblicato una biografia del Servo di Dio, insieme con la documentazione raccolta già nel 1939. Successivamente, il 9 luglio 1997, il Capitolo ordinario della Provincia di Padova approvava la promozione della Causa di canonizzazione e il 19 settembre seguente il Ministro generale affidava al Postulatore generale il compito di avviare formalmente la fase diocesana del processo canonico.
In data 11 settembre 1998 la Congregazione vaticana concedeva il trasferimento di competenza dalla diocesi di Padova a quella di Treviso: la cittadina di Camposampiero, infatti, è divisa in due parrocchie, dipendenti ciascuna da una di dette diocesi e, mentre i Santuari Antoniani sono uniti a Treviso, l'ospedale in cui è morto p. Girolamo e che dista alcune centinaia di metri dal convento, è situato sotto la giurisdizione di Padova.
L'inchiesta diocesana aperta a Treviso il giorno 8 marzo 1999, si è chiusa il 4 marzo 2000 e qualche giorno più tardi gli atti processuali sono stati depositati presso la Congregazione per le Cause dei Santi. che il 17 novembre 2000 ha emanato il decreto di validità dell'inchiesta diocesana. Ora si sta avviando lo studio per la redazione della "Positio".

2013, mese di aprile - aggiornamento del vice-postulatore della causa, p. Tito Magnani - P. GIROLAMO (ARCANGELO) BIASI - La Causa di canonizzazione di p. Girolamo era stata più volte auspicata dallo stesso san Massimiliano Kolbe, suo compagno di studi a Roma. Il Capitolo provinciale del 1997 all’unanimità ha rivolto ufficialmente al Ministro Generale dell’Ordine di avviare le pratiche per introdurne la causa- L’inchiesta diocesana, aperta a Treviso, il giorno 8 marzo 1999, si è chiusa il 4 marzo 2000. Gli atti processuali sono stati consegnati alla Congregazione per le Cause dei Santi, che il 17 novembre 2000 ha emanato il decreto di validità dell’inchiesta. Si è avviato in seguito lo studio per la redazione della «Positio». Il 26 febbraio 2007 viene consegnata in Congregazione la copia finale della Positio sull’eroicità delle virtù del servo di Dio. Porta la firma del relatore Daniel Ols o.p. Collaboratore esterno per la preparazione è stato l’avv. Maurizio Cancelli, con l’aiuto considerevole del p. Faustino Ossanna, biografo del servo di Dio e ultimo di una generazione di frati conventuali dello stesso paese di Sfruz. E’ cominciato così il lungo periodo di giacenza della Positio presso i l’Archivio della Congregazione, in attesa che venga esaminata dai Consultori: Al momento della sua presentazione giacevano in quell’ archivio oltre 350 positiones; ora l’attesa di essere esaminata è meno lunga: è passata dall’iniziale 310° posto a quello attuale 178° posto!
Promozione della devozione del Servo di Dio - E’ stata aperta e benedetta, durante il Capitolo provinciale del 2005, cappellina sistemata nella chiesa della Visione (Santuari Antoniani ) dove sono stati traslati i suoi resti mortali. A Sfruz accanto al battistero parrocchiale è stata posta una formella bronzea con l’immagine del Servo di Dio.- I due luoghi sono arricchiti da pregevoli bassorilievi dell’artista Romeo Sandrin. Ogni anno a Camposampiero si celebra, il 20 giugno, l’anniversario della sua santa morte. A lui il comune di Camposampiero ha dedicato una nuova via.- A Sftuz, la prima domenica dopo la solennità dell’Assunta, i fedeli delle parrocchie vicine, il gruppo della M.I di Camposampiero (sempre presente) rendono omaggio al Servo di Dio, nel ricordo della sua prima messa celebrata nel paesello natio nel lontano 1922.

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Nella vigilia di s. Luigi Gonzaga, 20 Giugno 1929, nell'ospedale di Camposampiero (PD), consumato dalla sua lenta malattia, moriva, a 32 anni, sorridendo, come era vissuto, il P. Girolamo Maria Biasi, co-fondatore con san Massimiliano M. Kolbe della "Milizia dell'Immacolata".
"E' morto un santo! Non è proprio l'occasione di fare condoglianze. La Provincia ha acquistato presso Dio un intercessore che le moltiplicherà, dal Cielo, la pioggia di grazie spirituali e temporali ". Così il Rev.mo P. Stefano Ignudi, suo rettore al collegio di Roma. E il commentario dell'Ordine dei Frati Minori Conventuali di quell'anno, così ne concludeva l'annunzio: " Non si poté mai osservare in lui un movimento che non fosse degno di lode. Fu semplice, mortificato, diligente in tutti i suoi doveri, sempre conforme alla volontà SS. di Dio, e di una purezza fragrante da somigliare a S. Antonio e a S. Luigi ".

Cenni biografici
- Nacque a Sfruz (Val di Non, TN) nella vigilia dell'Immacolata Concezione del 1897, terzogenito di 9 fratelli. Furono suoi genitori Giovanni Biasi, lavoratore, piuttosto autoritario che severo; e Rosa Fedrizzi, mamma profondamente pia, di elevato spirito di sacrificio, dolce e amorosa. Dalle innocenti e grandiose bellezze dei suoi luoghi e dal sano ambiente familiare, ritrasse le caratteristiche più forti del suo animo: pietà generosa e profondo senso del dovere.
Sfruz, a mille metri, quasi sul livello del mare, è un paesetto ridente e soleggiato, in cammino sul groppone massiccio della catena del Roèn, che chiude, a Levante, l'amenissima VaI di Non, nel Trentino. E' un piccolo paese, ma, con una frequenza che impressiona, vi sono fiorite le vocazioni religiose che rivestono l'innocenza e l'immensa libertà dei campi, che si arrampicano sulle vette, vicino a Dio. Sono come fiori, ma forti come le rocce tra cui sono cresciuti; sono pieni di sole e di gaia serenità o anche chiusi e meditabondi come il santo raccoglimento dei loro boschi.
Anche il piccolo Arcangelo sentì la voce del Signore, e nel Settembre 1909 entrò a Camposampiero, nel Collegio che allora era ai suoi promettenti princìpi. E vi entrò senza rimpianti e nostalgie. Di intelligenza aperta e acuta, vivace ed allegro, esuberante senza essere riottoso. " Di tutta la minuscola nidiata, chi incontrava le mie simpatie incondizionate, era il solo Arcangelo per la sua bontà, per la sua franchezza e per l'allegria con cui sapeva condire ogni sua azione anche penosa " - dice un compagno. Nelle ultime parole si allude alla sua forza del dolore, all'amore per la sofferenza, che dovrà formare il suo apostolato su questa terra, e che cominciò a radicarsi molto presto nel suo cuore.

Verso i quindici anni, dopo una visita dei suoi genitori, lo prese una angosciosa nostalgia dei suoi luoghi e durò più mesi: disagio, rimpianto, svogliatezza: giunse fino alla risoluzione di ritornarsene ai suoi monti e al mulino del papà. I genitori, avvisati ritornarono desolati: " ...Se mi fosse stato detto che eri moribondo, non avrei provato un dolore più grande... ". Alle parole tenere e forti dell'ammirabile mamma, Arcangelo capì il giuoco della terribile tentazione, e quello invece: " fu un giorno di grazia. Troncò il passato, forse un po' leggero, con grande volontà, e divenne un modello. Da questo giorno comincia una nuova vita. Da allora, nulla si manifestò in lui di meno santo, e la sua brevissima vita la spese nel possesso di Dio con entusiasmo eroico e con bontà esemplare " - afferma ancora un compagno di cammino.
Terminò brillantemente il ginnasio e fu ammesso al Noviziato: " Fu un crescendo di fervore, fu il tempo nel quale la sua anima si effuse davanti a Gesù e alla Vergine Immacolata, in cocenti desideri di totale abbandono alla Divina Volontà, in saldi propositi di progredire nella via della perfezione, in slanci e sogni santi di futuro apostolato " - scrisse il suo primo biografo. Nel 1916 fu mandato a Roma. Il nuovo ambiente, i nuovi studi, i nuovi orizzonti lo spaurirono un po': ma prendendo risorse dall'obbedienza evangelica, con tutta la potenza della sua volontà, si gettò nella nuova vita fino a raggiungere lusinghieri trionfi. E fu qui a Roma che, sotto la guida del suo venerando padre rettore, imparò ad amare di forte amore la chiesa ed il Papa: qui trovò le armi spirituali per scendere in lotta con la Massoneria, allora il più potente ed insidioso nemico della Chiesa e del Papa, che in quei tempi infuriava. " Il desiderio alla santità si fa sempre più vigoroso e struggente; la visione del Sacerdozio... lo esalta e lo assorbe: l'amore a Gesù e alla Vergine Immacolata, fusi in un solo impeto, gli strappano dall'anima accenti appassionati di tenerezza e di dedizione senza limiti ". " Voglio davvero corrispondere alla chiamata del Signore... voglio farmi santo davvero, e dilatare, per quanto potrò, il Regno di Dio sulla terra ".

Confidente di p. Kolbe
- Non è da dire come abbracciasse anche lui, in quell'angoscioso 1917, con tutta la gioia e il fuoco della sua anima, i grandiosi ideali e l'amore ardente per la Chiesa e per l'Immacolata che traboccavano dal cuore del suo santo confratello e compagno p. Massimiliano Kolbe. " Il P. Kolbe lo ebbe confidente carissimo e con lui a fianco maturò i disegni riguardanti la sua Istituzione. Quando al p. Massimiliano si ricordava il p. Biasi egli aveva un sussulto: "La Milizia" - egli disse una volta - "deve molto, molto, al p. Girolamo Biasi ". Intravide dalle confidenze col Fondatore, la grandezza della nascente Istituzione: la vide grande prima che fosse bambina; e con fede incrollabile nei destini della Milizia, con la coscienza chiara e immutabile di sostenere la più santa e la più fortunata delle cause, all'invito dell'Immacolata, lasciò la terra per il Cielo. L'atto significativo del p. Massimiliano, che sulla sua tomba a Camposampiero, prese consiglio prima di recarsi a fondare la "Città dell'Immacolata" nel Giappone, è più eloquente di ogni elogio commemorativo.
Ed aveva suggerito caldamente ad un confratello di Padova di raccogliere documenti e notizie, perché desiderava che ne fosse stampata la biografia.

Fedele sino alla fine - Essere Militi di Maria - aveva affermato p. Massimiliano - è abbandonarsi nelle sue mani come una semplice cosa, cioè essere strumenti malleabili per fare solo quello a cui ci chiama il Signore. E il Signore accettò la generosa offerta di Girolamo, come anche di altri dei primissimi Militi, suoi compagni. In questo tempo si manifestò la malattia che lo doveva consumare come un olocausto di lode e di riparazione. Fu perciò costretto nel 1919 a ritornare a Padova, per uno studio più leggero e a una vita più riposante.
Nel 1922 fu ordinato Sacerdote. E lo fu veramente. Lo fu con Gesù sulla Croce e suo apostolato fu di fondere il suo sangue con quello di Gesù. Mantenne sempre la sua giovialità e il suo sorriso. Pensieri sulla SS. Eucaristia e sull'Immacolata profumavano sempre le sue labbra pallide e trasfiguravano sempre i suoi occhi profondi.
" Tu sei Milite due volte " - diceva ad un suo compagno allora soldato - " milite del Re e, quel che è più, tu sei Milite della Regina Immacolata ".
Quando si è abbandonati a Dio, qualunque disposizione della sua Provvidenza Paterna armonizza perfettamente col nostro amore: perciò anche la sofferenza non è che gioia. E' la testimonianza della nostra riconoscenza a Dio, come lo è del suo immenso amore per noi. Desideroso però di guarire per immolarsi tutto alle fatiche dell'apostolato, così scriveva il 19 agosto 1926 " Che sarà della mia vita, o Gesù? Passano i mesi, passano gli anni ed il mio male non accenna a migliorare. Morirò presto, o Gesù? Oppure mi ridonerete ancora e forze e salute e grazia di lavorare tanto nella vostra mistica Vigna? Voi lo vedete, o Gesù, il mio ardente desiderio di consumarmi per Voi e per le anime. Porterei volentieri il "pondus diei et aestus", non risparmierei fatiche e sudori, o Gesù, felice di consumarmi nel ricondurvi le anime ".
Nel 1928 andò a Lourdes, e ritornò infiammato ancora di più di amore alla volontà di Dio. Anche la febbre, la tosse, la debolezza, l'oppressione benedicano il Signore. A Camposampiero malati, suore, dottori rimasero santamente. impressionati dalla sua inalterabile pazienza, dalla pienissima conformità ai divini voleri, dalla sua calma serena, dal suo perenne sorriso e da quella squisita delicatezza, rara nei malati, per il grande riguardo che usava verso i visitatori " Noi si partiva dalla sua cameretta, all'ospedale di Camposampiero, dopo brevissimi ma frequenti colloqui, colla netta impressione di una pace consumata, nella serena accettazione della Divina Volontà " - notava il biografo. E negli ultimi giorni, alla religiosa infermiera: " Preghi per me, Madre, perché io possa essere più allegro in questi momenti che l'anima mia si dispone a spiccare il volo a Dio ".
E continuò a benedire il Signore e la Celeste Immacolata Regina, finché la piissima anima ritornò al suo Dio, accanto alla Sua Celeste Madre e Regina.
Superata la prima fase dell'inchiesta diocesana, il processo di beatificazione del servo di dio p. Girolamo M. Biasi è in corso dal novembre 2000.



PlacidoCortese1933 padre Placido Cortese (1907-1944)
      
Dall'editto del Vescovo di Trieste, mons.Eugenio Ravignani  
   Nei tempi dolorosi e terribili dell'ultimo conflitto mondiale, in mezzo alle distruzioni, all'odio e alla violenza, Dio fece sorgere grandi anime che, con il sacrificio della vita, testimoniarono la supremazia dell'amore. Una di queste figure fu il padre Placido Cortese, nato a Cherso (cittadina dell'Istria, allora appartenente all'impero austro-ungarico, oggi alla Croazia) il 7 marzo 1907, prendendo, al battesimo, il nome di Nicolò.

Da giovanetto entrò nell'Ordine dei Frati Minori Conventuali, nel seminario antoniano di Camposampiero (Padova). Trascorse l'anno di noviziato presso la Basilica del Santo, a Padova, dove emise la prima professione il 4 ottobre 1924, prendendo il nome di fra Placido.
Completò gli studi con la licenza in teologia presso la facoltà dell'Ordine, a Roma, dove venne ordinato sacerdote il 6 luglio 1930.
I primi anni di sacerdozio li trascorse nella popolare nuova parrocchia dell'Immacolata a Milano e poi, come ufficiatore, nella Basilica del Santo, a Padova.
Nel febbraio del 1937 venne nominato Direttore del "Messaggero di S. Antonio" dove per sei anni ebbe modo di manifestare la sua versatilità e l'impegno, scrivendo articoli e lettere agli associati, raddoppiando il numero degli associati alla rivista antoniana e realizzando, nel 1939, la nuova tipografia.
Negli anni dell'ultima guerra venne incaricato dall'allora Nunzio Apostolico in Italia, Mons. Francesco Borgoncini Duca e dal Ministro Provinciale, P. Andrea Eccher, ad assistere ebrei, slavi, prigionieri rinchiusi nel campo di concentramento nella periferia di Padova. Egli vi si dedicò con coraggio e generosità.
Nelle sue iniziative, in particolare dopo il crollo del fascismo, si prodigò con dedizione al "salvataggio" dei ricercati dai nazifasciti. Pur sentendo di essere braccato, P. Placido, con carità, per amore di Dio, continuò ad aiutarli, incurante dei rischi, sostenuto dalla fede.
Anche se avrebbe potuto sfuggire a questo pericolo, trasferendosi in altro convento, egli pregò il suo superiore, di continuare il suo servizio ai fratelli perseguitati.
L'8 ottobre 1944 fu prelevato con inganno da due sconosciuti e da quel giorno di lui si persero le tracce. Da apprezzabili testimonianze si venne, in seguito, a sapere che era stato condotto a Trieste, nella sede della Gestapo (S.S. tedesche) dove fu torturato a morte.
Ancora giovanetto P. Placido scriveva: "La Religione è un peso che non ci si stanca mai di portare, ma che sempre più innamora l'anima verso maggiori sacrifici ... fino a morire tra i tormenti, come martiri".
L'ora di realizzare questa sua eroica aspirazione era giunta. P. Placido, martire della carità, fu ucciso per tutto il bene compiuto a favore dei perseguitati, compreso quello di non aver tradito i suoi collaboratori, nemmeno sotto la tortura.
Dalla dichiarazione dei testimoni oculari della morte eroica di P. Placido, emergono gli elementi che costituiscono il 'martirio formale' del Servo di Dio e che si possono cosi compendiare:
  • la persecuzione nei suoi confronti a motivo della sua azione di soccorso a favore dei prigionieri e perseguitati;
  • la sua disponibilità al martirio, manifestata in più occasioni, anche per iscritto, soprattutto con la totale dedizione alla difesa della vita altrui, nonostante l'alto rischio per la sua stessa incolumità. "Nessuno ha un amore più grande di chi dà la vita per i fratelli".
I testimoni ricordano che nella cella "il padre pregava sempre, a mezza voce" - "ancor oggi vedo vive davanti ai miei occhi le sue mani deformate, giunte in preghiera ... lui poi infondeva coraggio ... esortando alla confidenza in Dio ... ".
Inoltre, sulla base di molte dichiarazioni di confratelli e laici che lo hanno conosciuto, è possibile affermare che P. Placido ha sempre offerto una testimonianza di vita esemplare e di grande generosità nel sacro ministero e nei vari compiti affidatigli.
La fama del suo martirio, andata aumentando in questi ultimi anni, in particolare dopo che si è riusciti a conoscere la verità del suo martirio, da parte di alcuni testimoni oculari, ha determinato la decisione da parte della Provincia di S. Antonio dei Frati Minori Conventuali di fare richiesta formale perché venga iniziato il processo di canonizzazione del Servo di Dio.
Ora nel portare a conoscenza la predetta richiesta alle varie comunità ecclesiali in cui il Servo di Dio ha trascorso i suoi brevi anni di vita, invitiamo tutti e singoli fedeli a comunicarci direttamente o a far pervenire al Tribunale ecclesiastico di questa diocesi di Trieste (Vescovado, via Cavana, 16 - 34124 Trieste), tutte le notizie dalle quali si possano in qualche modo arguire elementi favorevoli o contrari alla fama del martirio del Servo di Dio.
Dovendosi inoltre raccogliere, a norma delle disposizioni canoniche, tutti gli scritti a lui attribuiti, ordiniamo col presente EDITTO a quanti ne fossero in possesso, di rimettere, con debita sollecitudine, al medesimo Tribunale qualsiasi scritto che abbia come autore il Servo di Dio, qualora non sia già stato consegnato alla Postulazione della Causa. Ricordiamo che con nome di "scritti" non si intendono soltanto le opere stampate, ma anche i manoscritti, i diari, le lettere ed ogni altra scrittura privata del Servo di Dio. Coloro che gradiscono conservare gli originali, potranno presentare copia debitamente autenticata.
Stabiliamo, infine, che il presente EDITTO rimanga affisso per la durata di due mesi alle porte delle Curie Vescovili di Trieste, Padova, Milano e delle chiese parrocchiali o santuariali di Cherso (Duomo e chiesa di S. Francesco), Camposampiero (Santuari Antoniani e chiese di S. Pietro e S. Marco), Trieste (Cattedrale e chiesa S. Francesco), Padova Basilica del Santo, Milano parrocchia dell'Immacolata di viale Corsica e che venga inoltre pubblicato sui settimanali diocesani di Trieste, Padova, Treviso e Milano.
Dato a Trieste, dalla Curia Vescovile, il 29 gennaio 2002.
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2013, mese di aprile - aggiornamento del vice-postulatore della causa, p. Tito Magnani - SERVO DI DIO P. PLACIDO CORTESE - L’inchiesta informativa diocesana si è svolta in diocesi di Trieste negli anni 2002-2003 Conclusa l’inchiesta, ora tutta la relativa documentazione è vagliata dalla Congregazione delle Cause dei Santi. E’ già stata decretata la validità dell’ inchiesta. Tuttavia il Congresso dei Consultori il 3 dicembre 2004, seguendo una prassi introdotta di recente, avocava a sé il diritto di discutere sul merito del martirio ( allo scopo di evitare di portare avanti un lavoro che potrebbe essere squalificato in seguito!) chiedeva pertanto ad alcuni consultori uno studio approfondito del fondamento teologico del martirio. In seguito ad un ‘interpellanza se questo concorda con lo spirito della nuova legislazione (Divinus Perfectionis Magister 13,1), il Congresso nella sessione del 21 dicembre 2005 ha confermato la decisione precedente, evitando di rispondere al quesito. Se sarà approvato il martirio non è necessario il miracolo per la sua beatificazione. Lo sarà per la canonizzazione. Se, nella eventualità che i consultori non accolgano la “Positio super martyrio”, si dovrà procedere su quella delle “Virtù eroiche”, nel qual caso, per la sua beatificazione, è richiesto un miracolo Per questo, per non correre invano, il 18 giugno 2012, presso la Curia vescovile di Trieste, si è ripresa l’inchiesta sulle virtù, la fama di santità, come suggerito dalla Congregazione il 30 luglio 2012, Dopo l’escussione dei pochi testimoni ancora viventi, il 25 ottobre 2012,si è chiusa la ripresa dell’ inchiesta diocesana, nella cappella del vescovado di Trieste con la partecipazione dell’Arcivescovo-Vescovo triestino, mons. Giampaolo Crepaldi. Tutta la documentazione è stata successivamente consegnata alla Congregazione delle Cause dei santi. Siamo in attesa della sua approvazione per la preparazione della Positio.
Promozione della memoria e della devozione - La vicenda storica di questo nostro eroico confratello è frequentemente ricordata in vari paesi e da associazioni civili e religiose. In particolare ogni anno nei giorni della memoria della barbarie nazifascista durante e dopo il periodo bellico 1940-’45 (campi di sterminio — foibe — shoah — lager).
 

 

 


bulgaro fra Giacomo Bulgaro (1879-1967)

Entrato in convento all´età di 50 anni, dopo una totale conversione di vita che lo porta ad un profondo ed intimo dialogo con il Signore e la Madonna, Giacomo Bulgaro vive la sua esperienza religiosa con semplicità ed intensità, incarnando nella propria vita gli ideali francescani.

visita il sito ufficiale www.fragiacomo.net

2013, mese di aprile - aggiornamento del vice-postulatore della causa, p. Tito Magnani - SERVO DI DIO FR. GIACOMO BULGARO - L'inchiesta diocesana sulle virtù del Servo di Dio è stata iniziata e conclusa in diocesi di Brescia (1989 — 1991). Dopo il laborioso studio e la faticosa rielaborazione per preparare la «Positio super viri utibus», è stata finalmente accolta dal Relatore e consegnata alla Congregazione. Presentemente si è in attesa per la sua discussione, da parte dei Consultori. La lista d' attesa è passata dal 210° al 130° posto. La valutazione della documentazione relativa ad un presunto miracolo avvenuto alla fine di gennaio del 1997 per intercessione del Servo di Dio non ha dato esito positivo, anche se, a detta di un valido esperto di processi "super miro" sui miracoli, la guarigione prodigiosa potrebbe essere ripresentata alla consulta medica per un suo parere ed eventualmente poi discussa a livello di inchiesta diocesana e poi proposta alla Congregazione.
Promozione della devozione - Anche a Brescia nella chiesa di 5, Francesco, accanto alla quale c'è la bella cappella con tomba del Servo di Dio, è sentita e promossa dai frati la devozione a questo nostro venerato confratello Ogni anno a gennaio se ne ricorda la santa morte. Numerosi pellegrini accorrono dalla città e da Corticelle (il paese dove e è nato fra Giacomo) come ogni anno si svolge un pellegrinaggio ai luoghi della sua infanzia e giovinezza.



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