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Professioni temporanee al Monastero delle Clarisse di Camposampiero

monache2015Fotografie e Omelia del R.P. Provinciala alla santa Messa della professione temporanea di suor M. Arlene, suor M. Francesca e suor M. Valentina, Sorelle Clarisse, al Monastero "S. Antonio al Noce e B. Elena Enselmini" di Camposampiero-Pd.
La celebtabzione si è tenuta a Camposampiero presso il Santuario della Visone, sabato 26 settembre, alle ore 16,30

Parola di Dio scelta dalle professande: 1 Re 19,4-8; sl 130; 1 Cor 1,22-25; Gv 17,20-26Quando ho ricevuto il libretto della vostra professione, mi ha subito colpito che i vostri nomi sono seguiti da un “titolo” evangelico. Così abbiamo sr Arlene della Divina Misericordia, sr Francesca della vita in Cristo, sr Valentina di Gesù.

Nel colloquio avuto con voi, vi ho chiesto se potevate spiegarmi il motivo del nome scelto che segue quello del vostro battesimo (- per chi non è avvezzo a celebrazioni come questa, della professione religiosa, informo che la pratica di aggiungere un nome, o addirittura cambiarlo, è un tratto tipico della consacrazione religiosa: indica un nuovo inizio di vita, una vita ‘nuova’ -) e ho colto in tutte tre il riferimento a Gesù. Gesù è misericordia, è la nostra vita, che viviamo in Lui: allora, è bello essere di Gesù.

Questo nome, Gesù, volto del Padre, Figlio benedetto di Maria, “il più bello tra i figli dell’uomo” come canta un salmo, questo Gesù che il beato papa Paolo VI in una preghiera definisce ed invoca come “unico necessario”, è il segreto, il motivo che ci raccoglie tutti questo pomeriggio per questa celebrazione.

A questo punto mi rendo conto che ci sarebbe da spiegare  cos’è la “professione temporanea” ma credo l’abbiate già fatto voi invitando i vostri Cari, i parenti e gli amici. Perciò mi soffermerei ancora su Gesù.

Gesù “vale”. Vale che tre giovani donne gli dedichino la loro vita, il loro cuore, il loro tempo, il loro amore, un amore verginale nel senso di un amore rivolto solo a Lui e in Lui ad ogni persona e situazione.

Non sono delle “superdonne” queste tre nostre sorelle, ma sentono di aver risposto ad una chiamata, a un dono che le supera. La loro è una risposta che qui a Camposampiero, presso il monastero al Noce, - ove hanno sperimentato la vita monastica da quattro anni a questa parte -, ha trovato pienezza, il luogo giusto. Percepiscono che l’ideale clariano-francescano (cioè la proposta di vita evangelica di s. Francesco e di s. Chiara d’Assisi), vissuto in una fraternità di sorelle, -come la madre Chiara che voleva, imitando l’esempio di Gesù, ogni sorella lavasse i piedi l’una dell’altra, e così lei stessa faceva-, è proprio adatto a loro.

La vita in monastero tra sorelle è una vita semplice, ripetitiva, mista tra azione e contemplazione, magari non facile perché tra donne si sa un po’ come funziona, ma nella dimensione forte di questa fraternità: tutte alla pari come sorelle che non si sono scelte ma sono donate l’una all’altra, perché ciascuna è stata -in tempi diversi- convocata dall’amore di Dio a seguire Gesù sulle orme della madre Chiara e del padre Francesco. Qui in monastero accolgono il Signore che si fa cibo nell’Eucarestia, lo accolgono nel volto delle sorelle, nel perdono che si scambiano e che rinnova la fraternità, nell’umanità che bussa alle porte della clausura portando gioie, ma più spesso ferite, fatiche, richiesta di senso. Qui donne dal cuore di carne, donne di Dio possono ascoltare, accogliere, portare al Signore…

Grazie, allora, sorelle che ci ricordate che Gesù “vale”. Vale anche il nostro tempo: oggi tutto è veloce, ‘fast’ in inglese. Tutto subito adesso, tutto ‘fast’ (fast food,…ieri ero a Bologna al Festival Francescano per una ‘fast-conference’,…), tutto consumato nell’attimo (fai una cosa e pensi alle dieci che hai dopo). Invece Gesù vale il tempo, la sosta degli amanti, dei cercatori: “Dio -ci dice un salmo- si china sulla terra per vedere se c’è un uomo saggio che lo cerchi” con cuore umile perché solo così si fa trovare.

Proprio per questo Gesù non è “conquistato”, per così dire, una volta per tutte, né queste sorelle oggi possono affermare che hanno raggiunto la meta: Gesù è già loro, è già nostro, ma - nel gioco dell’amore - è sempre desiderio di pienezza ed approfondimento, tensione, proiezione. E’ sguardo centrato su di Lui, mai egocentrato, ma fisso in Lui, alla sua preziosa croce e alla gloria della sua resurrezione. E’ vita immersa in Lui.

Per questo ci illumina la prima lettura da voi scelta (1 Re 19):”Elia, alzati e mangia questo pane perché è (troppo) lungo per te il cammino”. E con la forza di quel pane nel quale possiamo vedere l’eucarestia, Gesù nostro cibo, si avanza, si cammina “per 40 giorni e 40 notti” come Elia: 40, a dire tutta una vita per giungere al monte ove Dio aspetta e ti spalanca davanti il suo mistero. Non però in segni roboanti e forti ma nella brezza leggera della sua presenza che ti fa velare (come poi voi verrete velate), una velazione che non è nascondimento di paura, ma l’atteggiamento orante davanti al mistero. La clausura - domanda che sempre tutti coloro ch vengono in monastero vi fanno - è proprio lo spazio che custodisce nel silenzio adorante questa relazione, questo mistero che è la presenza di Dio in noi. E’ una clausura fisica dal mondo per preservare un maggior ascolto e favorire l’interiorità; è pure una clausura spirituale-simbolica: rimanda a Dio, al “giardino chiuso” ove coltivare l’amore a Dio e al prossimo che amplifica tutto perché l’azione di Dio è grande e abbraccia tutti. Anche il carcerato che impreca e si dispera, la famiglia che vive la preoccupazione di una malattia, di una depressione, il profugo rifiutato, l’uomo e la donna delusi e sconfitti…

E che abisso pensare che Gesù amato-cercato-custodito come sposo da queste sorelle è il “nulla” di cui scrive Paolo nella seconda lettura (cf. 1 Cor 1) ovvero la debolezza, l’annientamento di Dio per noi, la croce scandalo-stoltezza per ogni sapienza umana, ma potenza e sapienza di Dio per noi che crediamo ed aderiamo a Lui. Anche la vita di queste sorelle è e sarà nel segno del “nulla”: non produttive per la società, non viste in un’epoca in cui apparire è tutto. Ma esse ci sono ed esserci è più che apparire, amare e sostare con l’Amore della propria vita è più che “produrre”, correre, disperdersi….

Non vivono e non vivranno per se stesse: il Signore Gesù consegna loro il mondo e la sua amata sposa, la Chiesa. Il vangelo da loro scelto è parte del grande “testamento” di Gesù (cf. Gv 17) e canta l’unità nella struggente richiesta di Gesù al Padre: Padre, Padre amato, voglio che qsi fratelli, qse sorelle siano dove sono io, -con te per l’eternità-, che Tu li ami come ami me.

La tensione è qdi il mondo, la Chiesa, -quanti ci sono fratelli e sorelle in umanità e per il solo fatto che ci sono, come figli di Dio-, un mondo da infuocare con l’amore che Gesù ha per noi. E la clausura in questa luce è il frammento che contiene il tutto. Dio che incontra l’uomo, ogni creatura anche attraverso il gemito, la preghiera, l’amore sponsale e fraterno di qse nse sorelle. E proprio questo  desiderio di unità, che ogni uomo possa conoscere quanto è buono il Padre (-per questo  Gesù è venuto e si è fatto uomo, si è fatto “nulla”!-), è uno dei cardini della vita clariana: la “santa unità”.

Per questo, anche come augurio, vorrei rivolgermi a voi con le parole della madre Chiara nel suo umanissimo Testamento: “e amandovi a vicenda nell’amore di Cristo, quell’amore che avete nel cuore, dimostratelo al di fuori con le opere, affinché le sorelle, provocate da questo esempio, crescano sempre nell’amore di Dio e nella mutua carità” (FF 2847).

Più che a me, tocca – credo  alla Badessa, sr Monica, a nome delle Sorelle, dire grazie ai vostri genitori, alle vostre famiglie, a quanti hanno accompagnato il vostro cammino, compresa la maestra di formazione, sr ElenaChiara. Lo faccio anch’io, volentieri, certo che ogni vocazione non viene dal nulla ma fiorisce in radici sante, in storie -f orse a volte non sempre lineari - che congiungono la terra al cielo in abbracci di benedizione e vita.

Ho detto del nome che segue il vostro di battesimo, ma non ci sfugge la “M.” posta davanti ai vostri nomi: è la “M” di Maria. Sia lei a guidarvi in questo cammino di consacrazione a “ben conoscere la vostra vocazione” (cf. FF 2823 e seconda lettura: 1Cor 1), lei la donna del “sì” più bello, del “sì” sino alla fine. Possiate essere come lei, custodendo Gesù, portandolo nella vsa vita per donarlo al mondo. Permettetemi di citare ancora la madre Chiara nella lettera seconda ad Agnese di Boemia: “Stringiti alla sua dolcissima Madre, che generò un figlio tale che i cieli non potevano contenere, eppure lei lo raccolse nel piccolo chiostro del suo sacro seno e lo portò nel suo grembo verginale” (FF 2890).

Buon cammino nel Signore Gesù, care sorelle sr M. Arlene della Divina Misericordia, sr M. Francesca della vita in Cristo e sr Valentina di Gesù: come Maria, come Elia, come s. Francesco e s. Chiara, siamo tutti, - davvero tutti!- , in cammino verso di Lui che è il centro, l’Amore  che “vale” la nostra vita!

fr. Gv


(Dopo l’oremus di comunione, un augurio:
Trovandoci in questo luogo di grazia, ove sant'Antonio, discepolo fedele di san Francesco e guida della beata Elena Enselmini, ebbe la gioia di stringere tra le sue braccia il Bambino Gesù: che anche voi possiate contemplare l’umanità di Gesù, stringerlo tra le vostre braccia e donarlo ai fratelli)


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