Celebrati a Brescia i 50 anni dalla morte del Servo di Dio Fr. Giacomo Bulgaro

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Brescia. Venerdì 27 gennaio, al compimento dei 50 anni dalla morte del Servo di Dio FRA GIACOMO BULGARO (29/1/1879 – 27/1/1967) il Ministro provinciale p. Giovanni Voltan ha presieduto la Santa Messa delle 18.30 nella nostra Chiesa di San Francesco, in ricordo del Servo di Dio. La messa, con ambia partecipazione, è stata animata dal Coro San Francesco. Riportiamo il racconto delle ultime giornate e della santa morte di fr. Giacomo, il cui iter per la beatificazione continua.
Chi desidera conoscere meglio la storia e la figura di questo umile e grande confratello francesco di Brescia, può visitare il sito internet a lui dedicato www.fragiacomo.net
 

fragiacomo0Fra Giacomo trascorse le feste natalizie tra il 1966 e il 1967 bloccato a letto, amorevolmente servito dai chierici e visitato dai frati che più volte al giorno si recavano a salutarlo e a confortarlo. In modo particolare gli fu vicino il padre spirituale fr. Pancrazio Martin; come negli anni precedenti, in un angolo della stanzuccia i chierici avevano allestito un piccolo presepio: qualche foglio di carta colorata per le montagne, alcune statuine, la grotta con la santa Famiglia. A fra Giacomo piaceva posare gli occhi su quell'angolo di poesia che raccontava la nascita di Gesù, con Giuseppe e Maria.
Fra Giacomo potè seguire le funzioni religiose dall'alto parlante e scrivere le ultime pagine del Diario. Nel giorno dell'Epifania, due chierici, fra Luigi Cerea e fra Mariano, per alleviare la sua sofferenza, si vestirono da scolaretti e gli portarono dei doni semplici e furono accolti con sorrisi gioiosi da fra Giacomo.

Il 9 gennaio, un lunedì, cominciò ad ardere per la febbre. Il medico riscontrò una broncopolmonite. Un blocco renale lo faceva bollire per la febbre e allora si escogitò un rimedio di fortuna: la notte si lasciavano sul davanzale della finestra alcune pietre che poi, lungo la giornata, venivano messe tra le mani di fra Giacomo che vi trovava refrigerio.

Il 15 gennaio, domenica, gli venne amministrato il Viatico dal guardiano p. Teodoro Posenato, con la partecipazione di alcuni chierici. Fra Giacomo seguì il rito con devozione e partecipazione. I dolori erano forti e la sofferenza continua; ogni tanto si lamentava dicendo: «Non ne posso più!», ma il padre spirituale lo incoraggiava e allora il Servo di Dio diceva: «Offro tutto al Signore e alla Madonna».
La notte tra il sabato e la domenica 22 gennaio, fu assistito dal padre guardiano. Al mattino gli portarono la Santa Comunione. Fra Giacomo la ricevette con fervore e guardando la vivissima Ostia si batteva il petto pregando commosso: «Signore, non son degno che tu entri nella mia casa...». Quel giorno ebbe molte visite di padri, di fratelli, di chierici e a tutti egli parlava con gioia e fervore di carità dicendo: «L'amore è tutto» e «Voglio bene a tutti, voglio bene a tutti» e a qualcuno che stava lasciando la stanza disse: «Dammi un bacio». Al padre spirituale che si era avvicinato per impartirgli l'assoluzione generale chiese: «E' aperto il Cielo per me? È tutto sciolto?».

La notte stette male ma ripresosi cominciò a raccontare ad alcuni frati (che non lo abbandonavano mai) la sua vocazione. Alla fine aggiunse: «Volevo farmi santo, ma piccolo, non di quei grandi».
La mattina, al padre spirituale che lo lasciava per andare all'Altare a celebrare la Messa disse: «Diglielo sai, a Gesù, che non ne posso più».
Per le sue condizioni veniva nutrito con flebo e fr. Annibale, allora giovane chierico, lo vide parlare alle goccioline che lentamente scendevano: «Grazie, goccioline, anche voi scendendo fate la volontà del Signore».

Il 25 gennaio 1967 ricevette la visita e la benedizione del Ministro Provinciale p. Vitale Bommarco che passò a Brescia per salutarlo.
Il giorno successivo il respiro si fece affannoso e la febbre salì ulteriormente. Al padre spirituale disse: «La croce è pesante, però se il Signore vuole che io soffra ancora, soffro volentieri...». A sera, il guardiano con la comunità dei frati e dei chierici recitò le preghiere dei moribondi. Fra Giacomo seguiva con attenzione e raccolto. E al termine disse: «Grazie, grazie a tutti».
bulgaro4Il giorno seguente perse la parola ma non la conoscenza. Verso le 22.30 tutta la comunità fu nella piccola stanza per accompagnarlo negli ultimi istanti. Tra le braccia incrociate sul petto, il Servo di Dio teneva il Crocifisso. Alle 23 fra Gia-como aprì gli occhi verso un punto più in alto, poi li chiuse dolcemente, il suo volto divenne bianchissimo, piegò il capo verso sinistra lentamente, strinse le labbra e spirò serenamente. Dagli occhi gli uscirono due lacrime. I confratelli capirono che era morto un santo. Il giorno dopo era diventato bello e sereno in volto, tanto da sembrare immerso in un dolcissimo sonno.
Il 28 gennaio, sabato, la salma venne esposta nel salone del Convento. I funerali si celebrarono il 30 gennaio, nella chiesa di San Francesco. La processione attraversò il chiostro e la portineria, gli ambienti dove fra Giacomo aveva consumato le sue giornate. Le esequie furono presiedute dal Ministro Provinciale p. Vitale Bommarco. Vi parteciparono numerosissimi i frati e il popolo. Conclusa la messa la salma fu accompagnata al cimitero cittadino (Vantiniano) e tumulata nell'ala 7, nel loculo 47 della fila 4. Si pensò ad una successiva tumulazione a Corticelle Pieve, paese natale del Servo di Dio, ma l'ipotesi tramontò.

Dal 28 aprile 1994, il suo corpo riposa nella cappella a lui dedicata (foto qui sotto) nella Chiesa di san Francesco. Il luogo dove nel gennaio del 1928 egli chiese al superiore del convento, di poter essere accolto nella fraternità conventuale.
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