Dagli USA nuovi documenti sulla “Catena di salvezza” di padre Cortese

p. placido cortese credit foto archivio msaBasilica del Santo | COMUNICATOSTAMPA

Dagli USA nuovi documenti sulla “Catena di salvezza” di padre Cortese, tra i collaboratori il medico e politico Angelo Lorenzi, fondatore delle Acli padovane
Domani, sabato 18 novembre alle 17.00, nel 73° anniversario della morte, la Commemorazione al Santo del francescano «Martire della Carità» di cui è in corso la causa di canonizzazione

Spuntano nuovi documenti storici sulla “Catena di salvezza” di padre Placido Cortese, frate del Santo e direttore del «Messaggero di sant’Antonio», torturato e assassinato dalla Gestapo nel 1944 per aver salvato centinaia di civili, militari ed ebrei perseguitati dalla furia nazifascista. Tra le novità, il nome, mai emerso fino a oggi tra i collaboratori del Servo di Dio Cortese, del medico e politico padovano Angelo Lorenzi. La notizia anticipa il 73° anniversario della morte del frate che si celebrerà al Santo domani, sabato 18 novembre: alle ore 17.00 la messa presieduta dal biografo di Cortese padre Apollonio Tottoli e trasmessa anche in streaming web sul sito Santantonio.org; a seguire, la preghiera al Memoriale-confessionale dal quale il francescano coordinò le operazioni del movimento segreto di carità. Nell’occasione sarà ricordata anche la figura di Carla Liliana Martini, scomparsa il 25 settembre scorso, generosa collaboratrice, insieme alle sorelle Renata, Teresa e Lidia e ad altri giovani padovani, della “Catena di salvezza”.

Nelle ultime settimane sono giunti a Padova dal National Archives and Records Administration (NARA), USA, alcuni documenti di grande interesse sia per la causa di canonizzazione di padre Cortese sia sotto il profilo prettamente storico. Tra quelli che si sono rivelati una vera sorpresa, una lettera alla Allied Screening Commission (Commissione Alleata di Verifica) spedita da Lugano e datata 5 giugno 1946, in cui si citano due persone “fondamentali” nell’aiutare i soldati alleati a fuggire dall’Italia: padre Cortese e, appunto, Angelo Lorenzi. La missiva, che dai primi riscontri in corso di verifica potrebbe essere stata scritta dall’allora viceconsole britannico in Svizzera, attribuirebbe al francescano l’aver fatto fuggire nel Paese elvetico circa 200 (il numero non è chiarissimo) soldati inglesi. Il mittente della lettera conservata al NARA trascrive a questo proposito una precedente missiva dello stesso Lorenzi, con cui il medico informava della morte in «carcere» (il riferimento è al bunker della Gestapo a Trieste) di padre Cortese e di aver collaborato con lui.

Figura di spicco nel panorama sociopolitico nazionale, Lorenzi, nato nel 1892 a San Pietro Valdastico (Vicenza), all’epoca comune di Rotzo, poi residente a Padova in via del Santo, aderì al Comitato di liberazione nazionale per il quale faceva da collegamento ed ebbe un ruolo importante nelle trattative per la resa dei fascisti che avevano ancora in mano Padova dopo il 25 aprile: i negoziati avvennero nel convento del Santo, nella famosa Sala bianca o Parlatorio del Rettore, detto anche dei Vescovi, dove fu firmato il patto di resa il 27 aprile 1945. Dopo la Liberazione Lorenzi collaborò anche con il prete-partigiano monsignor Giovanni Nervo nel trasporto degli internati dai campi di concentramento al Collegio Barbarigo per una prima accoglienza. Libero docente di Terapia fisica all’Università di Padova, fu senatore della Repubblica dal 1948 per quattro legislature, fondatore e primo presidente delle ACLI padovane. Ebbe tre fratelli tutti sacerdoti, tra questi don Alfonso Lorenzi, che fu per molti anni parroco di Saonara, anche durante l’ultima guerra. Di Lorenzi sono ancora viventi due figlie.

Un altro significativo documento, arrivato recentemente al vice postulatore della causa di canonizzazione, padre Giorgio Laggioni, è un biglietto ritrovato nel fascicolo che raccoglie la documentazione su padre Cortese. Si tratta di un “Report of outside investigation”, nel quale, in poche righe, si afferma che salvò prigionieri di guerra (Pows) ed ebrei (Jews). È uno dei rari documenti in cui si accenna al salvataggio di ebrei da parte del frate del Santo.

«La causa di canonizzazione del nostro confratello prosegue il suo iter – spiega padre Laggioni –. Dopo l’approvazione a gennaio scorso della Positio da parte della Consulta storica della Congregazione delle cause dei santi, passerà all’esame dei Consultori teologi che esprimeranno il loro voto sulle virtù eroiche esercitate dal Servo di Dio. Se tutto andrà bene, la parola passerà al Papa che potrà promulgare il decreto della Congregazione, attribuendo al Servo di Dio Placido Cortese il titolo di Venerabile, come è accaduto in questi giorni per Papa Giovanni Paolo I, Albino Luciani. Restiamo in attesa del miracolo richiesto per la beatificazione. Intanto continuano le testimonianze di affetto da parte di fedeli e pellegrini che si soffermano in preghiera davanti al Memoriale di padre Placido e chiedono con fiducia la sua intercessione per qualche grazia particolare».

17 Novembre 2017| di Alessandra Sgarbossa - Ufficio Stampa Messaggero S. Antonio Editrice

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