Basilica del Santo - restauro del "Cristo passo"

20171128 cristo passo personaggi prima lowRestaurato al Santo il "Cristo passo", affresco del tardo Quattrocento attribuito a Jacopo Da Montagnana
L’intervento, finanziato da un’azienda padovana, mette in luce un punto della basilica dedicato al suffragio delle anime del Purgatorio.

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Ecco il Cristo sofferente
Restaurato da una ditta di Vigonza l’affresco attribuito a Jacopo da Montagnana. Si trova in una nicchia all’ingresso della navata destra della Basilica del Santo.

È sotto tutti i punti di vista un pezzo di nicchia, all'ingresso della navata di destra della basilica del Santo, proprio dentro una nicchia (80 centimetri per 120), appunto: un autentico gioiellino attribuito a Jacopo Parisati da Montagnana, l'affresco raffigurante Cristo passo, cioè sofferente (XV secolo), appena restaurato e ridato all'antico splendore.

L'operazione finanziata con 10 mila euro dalla Interchem Italia di Vigonza, d'intesa con la Veneranda Arca del Santo, è stata illustrata in un incontro nello Studio Teologico, con il vicerettore della basilica padre Giorgio Laggioni a fare gli onori di casa, insieme al presidente capo dell'Arca, Emanuele Tessari, che ha sottolineato l'impegno nel voler mantenere uno stretto collegamento con la città, anche attraverso le bellezze artistiche conservate nel tempio.

L'assessore comunale alla cultura Andrea Colasio, dal canto suo, richiamandosi alla speranza di vedere Padova riconosciuta dall'Unesco quale patrimonio dell'umanità per gli affreschi trecenteschi, ne ha sottolineato l'unicità a livello mondiale dalla Cappella degli Scrovegni al Battistero del Duomo, al complesso del Santo.

Sul significato dell'operazione finanziata dalla Interchem nel trentennale di attività, ha posto l'accento l'amministratore delegato Gianni Pierbon, anche a nome del presidente Renzo Schievano. «Un'azienda non deve essere un'isola separata dal contesto in cui si svolge la sua attività», così si è voluto «prendere cura di un'opera del nostro territorio che aveva bisogno di essere restaurata», ponendo l'attenzione sull'affresco raffigurante il Cristo Passo con gli strumenti della Passione, uno dei segni più profondi e forti della pietà popolare, legato al suffragio delle anime del Purgatorio, pratica molto diffusa fra tardo Medioevo e Rinascimento, come illustrato da Giovanna Baldissin Molli, del Dipartimento Beni Culturali dell'Università di Padova, nonché presidente della Veneranda Arca.

IL DIPINTO L'immagine del Cristo sofferente (Passo) è una delle più diffuse in tutta la Cristianità, corredata come è poi dalla presenza degli oggetti legati alla Passione: il calice, la croce, il gallo, la tunica, i chiodi, le monete del tradimento di Giuda, la scala, la spugna, nonché le figure di Maria e Giovanni. Nacque da una pia leggenda che vuole la visione di Cristo con la croce al santo papa Gregorio Magno mentre celebrava la messa. «Profondamente scosso, il pontefice concesse la possibilità ai fedeli che avessero pregato davanti a immagini simili di ottenere indulgenze per le anime dei defunti».

Nella nicchia del pilastro di destra della controfacciata, la paretina soprastante il Cristo passo avverte che i papi Gregorio Magno e Sisto «concederanno 30.000 anni e 23 giorni di indulgenza a chi reciterà il Pater noster e l'Ave Maria». Il papa Sisto, al quale si riferisce la scritta sostenuta dagli angioletti, è con tutta probabilità Sisto IV, francescano che conosceva molto bene la basilica antoniana.

Sulle fasi del lavoro compiuto si è soffermato il restauratore Giordano Passarella, colpito in particolare dalla qualità dei materiali usati per l'affresco, per il contorno, e dalla cura nel porre i mattoni, le intonacature, eccetera. Da parte sua, si è trattato di consolidare, pulire la superficie del dipinto, quindi risarcire le parti mancanti.
 
Giovanni Lugaresi - Fonte "Il Gazzettino" di Mercoledì 29 Novembre 2017, pagina 25


Restaurato affresco al Santo. Un piano per le altre opere
Cristo passo con gli strumenti della Passione attribuito a Jacopo Da Montagnana. Scoperte sette preghiere di San Gregorio Magno incise sulla parete della nicchia.
 
Ventuno padrenostri e quattro avemarie, ogni giorno, davanti ad un Cristo, per ottenere l'indulgenza plenaria di trentamila anni e ventitré giorni. Lo esortavano i papi Gregorio Magno e Sisto IV, tanto che papa Gregorio scrisse, addirittura di suo pugno, sette preghiere rinvenute a sorpresa durante il restauro di un Cristo del '400. Tutto questo rappresenta l'affresco del "Cristo passo con gli strumenti della Passione", dipinto nella Basilica del Santo e attribuito a Jacopo Da Montagnana, tornato alla luce grazie al finanziamento di 10 mila euro dell'azienda padovana Interchem Italia.

I lavori hanno scoperto anche le preghiere (cronologicamnete posteriori) del pontefice, incise sulla pietra nella parete a fianco alla nicchia. È riemerso l'antico splendore di un angolo del Quattrocento dedicato al suffragio delle anime del Purgatorio. Un regalo senza altro scopo che rendere bello un pezzo di città che l'azienda si è donata per i suoi primi trent'anni: e siccome la chiesa dedicata al taumaturgo è su suolo vaticano, rischia di non poter contare nemmeno sullo sgravio fiscale previsto dal bonus arte.

L'intervento è stato promosso dalla Veneranda Arca del Santo e presentato ieri, nella Sala dello Studio teologico, alla presenza del vicerettore del Santo, padre Giorgio Laggioni; del presidente della Veneranda Arca, Emanuele Tessari; dell'assessore alla cultura Andrea Colasio; dell'Ad di Interchem Italia, Gianni Pierbon e di Giovanna Baldissin Molli, del Collegio di presidenza della Veneranda Arca e docente al Dipartimento dei Beni culturali del Bo.

Il lavoro, pulitura e consolidamento della superficie pittorica, è stato eseguito dal restauratore Giordano Pasarella. Il risultato è una nicchia ricca di significati allegorici che raccontano la Passione del Cristo: il canto del gallo, la tunica giocata a dadi, il bacio di Giuda e le mani del discepolo che contano le trenta monete del tradimento, l'acqua che lava le mani di Pilato la spugna e i chiodi della tortura, l'orecchio tagliato da Pietro e riattaccato da Gesù, il velo della Veronica, fino ad un gesto sconcio, un insulto sessuale che restituisce l'intensità di tutta la brutalità e la violenza della crocifissione. La strada della valorizzazione delle opere d'arte all'interno della casa dei frati è appena cominciata.

C'è già un piano di azione per alcune opere individuate dalla Veneranda Arca. L'obiettivo è collegare la basilica alla città e coinvolgere il privato nella custodia delle innumerevoli opere del santuario antoniano. Oltre alle preghiere di papa Gregorio Magno che a questo punto solleticano gli addetti ai lavori, ci sono le altre nicchie dei pilatri della controfacciata. Ognuna ospita un santo trecentesco: sant'Antonio, san Ludovico di Tolosa e santa Lucia. A questi ultimi due è stata dedicata la rassegna concertistica Musica al Santo per il Santo per raccogliere fondi per i restauri.

Elvira Scigliano - Fonte "Il Mattino di Padova" di Mercoledì 29 Novembre 2017, pagina 37

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