Mostrando la preziosa reliquia esclamò:
«O lingua benedetta, che hai sempre benedetto il Signore
  e lo hai fatto benedire dagli altri
  ora appare a tutti quanto grande è stato
  il tuo valore presso Dio».
Il Signore ha voluto “glorificare” quella lingua che in modo stupendo aveva pronunciato e annunciato la Parola viva di Dio e parlato con fede e amore a Dio e agli uomini.
La lingua fu posta in un prezioso reliquiario, visibile e venerata dai fedeli nella cappella circolare dietro l’abside della Basilica.
I miracoli non sono operati da Dio per dare spettacolo. Sono “segni” della fede e propongono un messaggio di vita. Da questo “segno” vorrei trarre un messaggio nel 750° anniversario del rinvenimento della lingua incorrotta di Sant’Antonio.
 
2. La lingua è l’organo col quale comunichiamo mediante la parola. La comunicazione verbale e la relazione che stabilisce a livello interpersonale e sociale ha un’importanza fondamentale nella nostra vita. Con la parola, quando non è chiacchiera vana e superficiale, noi comunichiamo agli altri il nostro pensiero e i nostri sentimenti, manifestiamo il nostro intimo.
Noi ci sentiamo bene e cresciamo con la buona comunicazione; al contrario, soffriamo quando la comunicazione si inceppa ed  è scorretta. Con la lingua esercitiamo un potere ed un influsso nel bene e nel male.
Si narra che un ricco signore ordinò al servo di preparargli un pranzo con quanto di meglio potesse trovare. Il servo, di acuto ingegno, provvide un piatto di lingue. Quando il padrone si mise a tavola  si meravigliò e gli disse: “Non potevi trovare qualcosa di meglio?”.
“No – disse – la lingua è la cosa più buona, perché con essa si può fare un bene immenso”.
Il padrone gli soggiunse: “Allora preparami la cosa più cattiva da digerire”. Il servo gli fece trovare un piatto di lingue. Richiesto di spiegazione, disse: “Il male che può fare la lingua è tremendo ed è difficile da digerire”.
Non è forse vero? E noi che cosa e come comunichiamo al prossimo?
 
3. Con la lingua noi comunichiamo il pensiero concepito nel nostro spirito. Quando la parola corrisponde a quello che pensiamo diciamo la verità; quando non corrisponde diciamo il falso: ecco la menzogna, l’inganno, la calunnia, la falsa testimonianza. Ricordiamo il detto di Gesù: «Sia  il vostro parlare ‘Si, si’; ‘No, no’; il di più viene dal Maligno» (Mt 5,37), cioè da Satana, padre della menzogna. Il Manzoni ha scritto:
«Il santo Vero /
  mai non tradir: né proferir mai verbo, /
  che plauda al vizio, o la virtù derida
» (Carme in morte di Carlo Imbonati).
A volte si sente dire: “qualche bugia ci vuole” a fin di bene. È da ritenere, invece, che sia sempre un male. In fondo, ci sono tanti modi per far capire una cosa senza bisogno di ingannare.
Sant’Antonio mette in guardia contro il peccato di “detrazione”, consistente nel sottrarre con la lingua  la buona fama del prossimo. «Piuttosto che  parlare dei peccati del prossimo – egli suggerisce – usa la lingua per liberarti dai tuoi nel  sacramento della confessione!».
La Bibbia narra il celebre episodio della torre di Babele, quando i costruttori «non comprendevano più l’uno la lingua dell'altro» (Gen 11,7). Questo avviene quando uno è orgoglioso e vuole aver ragione e difendere i propri interessi a tutti i costi senza la sincera disponibilità  ad ascoltare gli altri. Oggi viviamo in una società multiculturale e multireligiosa. Se non vogliamo che  diventi una Babele dobbiamo educarci al dialogo sincero e rispettoso. 
 
4. Con la lingua noi esprimiamo i nostri sentimenti, l’intimo di noi stessi. Un detto biblico afferma: «La bocca esprime ciò che dal cuore sovrabbonda» (Mt 12,34). È proprio vero. Infatti, se il nostro cuore è pieno di bontà e benevolenza, di perdono e misericordia, esprimiamo parole buone, rispettose, concilianti, elevanti.
Al contrario, se nel nostro cuore ci sono collera, rancore, invidie, gelosie… dalla bocca escono parole dure, offensive, violente. Chi nel suo intimo è lussurioso, sarà incline al turpiloquio. È noto il proverbio: “ne uccide più la lingua che la spada”.
I  sentimenti negativi possono anche essere rivolti contro Dio: ecco la bestemmia.
Questa considerazione ci dice quanto sia necessario che vigiliamo sul nostro “cuore”, che lo purifichiamo da sentimenti negativi, che tendiamo ad avere un cuore puro e pieno di bontà. Accogliamo l’esortazione di san Paolo: «Nessuna parola cattiva esca più dalla vostra bocca; ma piuttosto, parole buone che possano servire per la necessaria edificazione, giovando a quelli che ascoltano» (Ef 4.29).
 
5. Sant’Antonio ci ha lasciato un bel florilegio di detti riguardo alla lingua. Ne scelgo qualcuno.
Un  compito molto importante sul piano educativo lo svolgono con la lingua i predicatori, gli insegnanti e catechisti. Ecco cosa dice loro sant’Antonio: «Se non c’è all’interno uno che istruisce, la lingua del maestro si affatica invano; non per questo il maestro deve tacere, anzi, deve fare quanto sta in lui, perché la predicazione è utile a creare le buone disposizioni».
La lingua deve sempre dire la verità; ma accade che, succubi dell’opinione pubblica e per non sentirsi fuori della corrente di pensiero che si impone come maggioritaria, si tace e ci si adegua. Questo è avvenuto anche per certi cosiddetti “intellettuali”. Sant’Antonio ci offre, in proposito questo pensiero molto importante: «Chi predica la verità professa Cristo. Chi invece nella predicazione tace la verità rinnega Cristo». Cita poi la frase di Terenzio “la verità genera odio” e commenta: «Alcuni per non incorrere nell’odio di certe persone, si coprono la bocca con il manto del silenzio». E aggiunge: «Sventurato colui che crede alla lingua degli altri più che alla sua coscienza: molti hanno paura dell’opinione pubblica, pochi della propria coscienza».
 
Un fatto che ci dovrebbe far riflettere è che, sulla nostra lingua, nella comunione eucaristica, si posa il Corpo vivo di Cristo, Parola di Verità e di Grazia. La nostra lingua, toccando Cristo, viene santificata nella Verità e nell’Amore. Usiamola bene!
 
Nella festa di sant’Antonio presiederò la solenne Liturgia eucaristica nella Basilica di sant’Antonio, meta di pellegrini provenienti dal mondo intero alla “Città del Santo”.
Pregherò sant’Antonio perché interceda per tutti noi dal Signore di costruire una città in cui viviamo con serenità relazioni di amicizia e di pace, in cui nessuno si senta solo e abbandonato, in cui ci si saluta, ci si rispetta e ci si aiuta, in cui ognuno prende a cuore il bene di ciascuno e di tutti. Pace e bene!

+ Antonio Mattiazzo
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