P1070537TRA LA VIA EMILIA E IL "WEST"
Cinque frati alla ri/scoperta dei convento di Emilia Romagna. Poche parole e tante foto.
 
Era l'alba del 21 aprile, lunedì dell'Angelo, quando i nostri eroi del convento della Lesna si misero in viaggio dalla sabauda Torino verso le sconosciute terre di Emilia Romagna. Non potevano immaginare cosa li aspettava al di là dell'Oltre Po Pavese!

Il clima era tardo invernale, pioggia e 6°, nell'autovettura scese presto il silenzio, fra Manuel si addormentò - e proseguì per tre giorni - fra Ero smanettava sul traduttore indonesiano>inglese>italiano, fra Beppe cercava disperato un angolo per stirare la schiena, mentre fra Zeno col petto gonfio di orgoglio padano faceva ruggire il motore a GPL e fra Vanni devotamente sospirava a ogni sorpasso.

Ma finalmente spuntarono le torri di Bologna e il tomtom con la sua voce sexy suggeriva "gira di qua, svolta di là, fra ventitre metri fai una piroetta, stop fermati, sei arrivato". Era il giorno dopo Pasqua e nella Basilica si celebrò l'Eucaristia. La Basilica di san Francesco fu la prima, la prima di una serie infinita. Le foto descrivono meglio delle parole questa esperienza umana e fraterna, mentre per le opere d'arte ci sono cataloghi, cartoline e siti web.

Credevamo di fare uno spuntino leggero per tuffarci poi a visitare la Dotta, la sede dell'Alma Mater, e invece quel giorno ... pranzo rumeno! Carne, salsicce, braciole, agnello, verdure tutto alla brace. Uscimmo barcollando, ma felici, soprattutto per aver condiviso attorno alla tavola un po' di vita e di storia con i confratelli.

Malauguratamente, appena "in parte" alle torri, sotto un portico fra Beppe NoTav scoprì una scritta e si fece fotografare condividendo il tutto su FB e scatenando così la polemica più feroce degli ultimi mesi. Bei tempi quando i frati erano democristiani e il loro pensiero sociale era innocuo e indolore!

"Faenza ci aspetta", con questo grido di gioia tornammo a mordere l'asfalto. Fra Ero gustava già la serata in cui poter parlare la lingua materna, perché a Faenza c'è un confratello indonesiano. E la cena fu ottima e abbondante! Ma in convento i posti letto era tre, quindi tirammo le sorti e fra Beppe e fra Vanni si avviarono per il monastero santa Chiara, dove dormirono nella stessa stanza! Mah!

Bella la cappella della Concezione, che ovviamente sta per Immacolata Concezione come spesso in queste terre, segnate dalla memoria e dalla devozione mariana. Eucaristia e Lodi con i frati e gruppo di fedeli.

P1070314Ma Ravenna chiama, Dante i mosaici le Basiliche gli Ariani e i Battisteri Galla Placidia, insomma la storia antica, quella bella tosta, ci chiama e noi rispondiamo. Un luogo su tutti: il Museo Diocesano con la Cattedra di Massimiano: senza parole, quasi la sindrome di Stendhal davanti a tanta bellezza. Il Centro Dantesco, che bella responsabilità. E nel chiostro la geniale statua di Chiara prima dello shock dell'incontro con Francesco. Però! E da segnalare l'incontro con la guida spagnola che permette a fra Manuel di sfoderare il suo castigliano e di fulminare così la fanciulla!

Costante problema linguistico: se già non è facile dialogare di acqua pane pasta libri tram et similia in inglese per noi francofoni, immaginate cosa è stato parlare di Bisanzio, Impero romano, mosaici, eresie. Mamma mia che fatica, e che divertimento.

Rimini, i grandi numeri, chiesa da mille persone, la spiaggia a perdita d'occhio, e il racconto dell'impegno pastorale specialmente estivo.

E poi ancora autostrada fino a Longiano. Preghiera, giovinezza, presepe, e soprattutto il progetto Centro dei giovani, bello pensato in rete, radicato nel territorio.
Al mattino preghiera ed Eucaristia con i frati e la gente e le suore.

Ferrara: altro luogo complesso, Basilica, convento mega, salone, area verde. Ci sentiamo davvero sulle spalle il peso e la ricchezza, la fatica e la responsabilità di una storia che è ancora lì, che parla ormai sottovoce, che aspetta. Chi? Cosa?
E tanto per cambiare pranzo da festa, e meno male che l'autista dell'ultima tratta di viaggio è astemio (ma non sa cosa si perde).

DSC 0703Parma. Convento alloggio popolare, che bello. A fianco lo scheletro della Basilica, vuoto, nudo, anch'esso in attesa. Frati dedicati al carcere, che poi è uno di quelli duri. Frontiera esigente, che spiega le fatiche. E che forse si adatta meglio a poveri frati minori. O no?

Perché non ci fermiamo ad Alessandria? Sussurrò una voce, così festeggiamo la data del sacerdozio di fra Beppe. Ok. Così fu. E alle 23 uscimmo a riveder le stelle.
Esperienza profonda, bella, faticosa quanto basta. E in tanti confratelli la gioia e lo stupore. "Ma siete venuti da Torino a trovare noi?"

Si, fraternità è anche un viaggio di 1100 kilometri per salutare tutti ma proprio tutti i conventi di Emilia Romagna.

fr. Beppe Giunti
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